Condizione delle bambine e delle ragazze in Italia e nel mondo

Il Toolkit INDIFESA

Modulo 1: Capiamo

Ogni anno dal 2012, l’Organizzazione delle Nazioni Unite celebra, nella data dell’11 ottobre, la Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze. Obiettivo della manifestazione è favorire il miglioramento delle loro condizioni di vita, combattendo le disuguaglianze di cui
ancora tantissime sono vittime.

Si tratta di disuguaglianze molto diffuse, che riguardano diversi aspetti della vita delle bambine e delle ragazze di tutto il mondo: nutrizione, possibilità di ricevere un’istruzione, diritti, cure mediche, discriminazioni e violenze di genere, matrimoni forzati, ecc.

Nonostante l’attenzione delle Nazioni Unite e gli interventi di diverse organizzazioni in tutti i Paesi del mondo, sono ancora critiche le condizioni di vita per moltissime bambine e ragazze.

La Fondazione Terre des Hommes impegnata da oltre 50 anni nella tutela dei diritti dell’infanzia, nel 2012 ha lanciato la campagna Indifesa, giunta ormai alla sua quinta edizione e dedicata proprio a questo tema.

La Fondazione pubblica annualmente un dossier sulla condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo (useremo come fonte l’ultima edizione, diffusa nel 2016).

Nel primo capitolo abbiamo affrontato il tema delle discriminazioni e delle violenze di genere; in questo cercheremo di trattare gli altri fenomeni che, purtroppo, hanno come tristi protagoniste tante piccole donne di diversi paesi.

Le spose bambine (matrimoni forzati e gravidanze precoci)

Si chiamano spose bambine o baby spose tutte quelle bambine e ragazze di età inferiore ai 18 anni, che spesso sono state costrette a sposarsi contro la loro volontà, con uomini più grandi di loro. Fino ad oggi si contano ben 720 milioni di casi come questo. In particolare una donna su tre (circa 250 milioni) aveva meno di 15 anni il giorno del suo matrimonio.

L’Africa è il continente in cui è maggiormente diffuso questo fenomeno, soprattutto in paesi come Somalia, Niger, Guinea, ecc.
Un numero elevato di spose bambine si registra anche in Bangladesh. Qui il 52% delle ragazze si sposa prima dei 18 anni, il 18% prima dei 15 anni e il 2% prima degli 11 anni.

Le ragioni di questi matrimoni sono soprattutto di natura economica, come si deduce dalla povertà dei Paesi in cui si sviluppano. Dare in moglie una figlia bambina significa per la famiglia d’origine ricevere una “dote” (cioè una ricompensa, spesso in denaro) e liberarsi di una bocca da dover sfamare. Una volta diventata moglie, infatti, sarà il marito a provvedere alla bambina o ragazza.

Conseguenti a questi matrimoni, ci sono ovviamente tantissime gravidanze precoci. Si calcola che ogni anno circa 16 milioni di ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni diano alla luce un bambino; a quella cifra bisogna aggiungere circa 1 milione di bambine con meno di 15 anni.

Molti sono, poi, i casi in cui queste gravidanze derivano da violenze sessuali, favorite da condizioni sociali disagiate o da continue guerre. Per questo molte bambine e ragazze, pur di non essere disonorate ed emarginate, si sottopongono alla pratica dell’aborto illegale, e quindi pericolosa perché senza alcun controllo, in tantissimi paesi.

Le bambine soldato

Sono moltissime le bambine e le ragazze costrette ad arruolarsi in eserciti regolari o improvvisati, durante le numerose guerre in corso in Africa e in Medio Oriente.

Questo fenomeno dei baby soldati (che naturalmente riguarda anche i maschi) si sta sviluppando pure in paesi come Siria e Iraq, anche a causa della presenza di gruppi armati di stampo terroristico (come l’Isis, ad esempio). Migliaia di bambini usano armi anche in molte zone dell’Africa. Spesso sono rapiti e costretti con la forza; altre volte si arruolano per scelta, spinti dalla fame, dalla povertà e dal desiderio di vendicare i propri familiari morti.

Le bambine, oltre a svolgere gli stessi compiti dei maschi (pulizia, staffette, turni di guarda, consegne, ecc) sono usate anche come “oggetti per lo svago” e subiscono, spesso, violenze sessuali di ogni tipo.

Le bambine prostitute

Le condizioni di povertà presenti in molti Paesi dell’Africa, del Medio Oriente, dell’America Latina costringono tante giovanissime donne a usare il proprio corpo come merce di scambio e di sostentamento.

Molte sono rapite dai gruppi armati e tenute per soddisfare e intrattenere i soldati. Altre vengono letteralmente “spedite” nei Paesi Occidentali, con la promessa (che poi si trasforma in inganno) di una vita migliore. Quasi tutte finiscono sulle strade italiane, francesi, ecc. e sono costrette a prostituirsi.

Si dice che la prostituzione sia il mestiere più antico del mondo: effettivamente ne abbiamo traccia fin dalle prime civiltà. In un mondo in continua evoluzione come il nostro, però, esistono altre possibilità che prima non c’erano. Le bambine e le ragazze dovrebbero avere la possibilità di scegliere il proprio futuro e la propria professione liberamente, e non sulla base della necessità (fame, fratelli più piccoli o figli da sostenere). E’ ancora molto il lavoro da fare in questo senso, visto che tuttora oggi la prostituzione minorile continua ad essere praticata ovunque.

Le bambine mutilate

Le mutilazioni genitali sono tagli che si attuano nelle zone genitali femminili, in base a credenze e riti della tradizione di molti paesi africani e asiatici. Queste operazioni si svolgono in condizioni scarsissime di igiene e comportano conseguenze molto pericolose per la salute fisica e psicologica delle donne che le subiscono.

Nonostante derivino e siano ispirate a credenze antiche, le mutilazioni genitali continuano a essere praticate nel nostro tempo e rappresentano l’assurdo desiderio di controllare il corpo femminile, “modificandolo” nella sua sessualità.

Molte migranti che arrivano in Italia hanno subìto la mutilazione nel loro Paese d’origine.

Nel nostro Stato questa pratica è illegale, così come sancisce la legge del 2006 sulle “disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”. Tuttavia, molte donne finiscono per praticare alle loro figlie le mutilazioni, perché fermamente convinte della loro necessità. Nel 2014, due coniugi nigeriani sono stati arrestati a Perugia, per aver mutilato i genitali delle proprie bambine.

Abbiamo detto che l’origine di questa convinzione è legata a credenze antiche, che non sempre sono di tipo religioso o legate alla religione islamica. Il Consiglio supremo dell’Università Al-Azhar del Cairo, la massima autorità teologica islamica, ha infatti definito le mutilazioni genitali estranee alla sharia (la legge islamica). E in effetti l’Etiopia (che è il secondo Paese al mondo, dopo l’Egitto, per numero di mutilazioni) è a maggioranza cristiana. Qui il fenomeno, con 23,8 milioni di vittime, riguarda l’89% delle donne musulmane, il 67% delle cattoliche e il 69% delle donne appartieni ad altre religioni.

Le bambine domestiche

In diversi paesi del mondo, la povertà economica e le condizioni sociali disagiate inducono molti genitori a far andare le proprie figlie femmine a famiglie facoltose che le prendono perché si occupino della gestione della casa, con la promessa di darle un alloggio, il vitto e la possibilità di andare a scuola. Si parla, in questo caso, di “bambine domestiche”, ma spesso e volentieri si trasforma in una vera e propria schiavitù.

Questo fenomeno è considerato normale in tanti paesi. E, invece, si tratta di una vera e propria schiavitù. Le bambine domestiche sono costrette a lavorare a ritmi faticosi, senza potersi riposare, non studiano e non giocano come dovrebbero fare alla loro età. Terre des Hommes sostiene dal 2007 in Perù il centro Yanapanakusun di Cusco che si occupa dell’assistenza delle bambine vittime di sfruttamento lavorativo come domestiche e cerca di prevenire il fenomeno della migrazione delle bambine dalle campagne alle città.

La causa principale è l‘estrema povertà della popolazione rurale: il 49,5% degli abitanti vive al di sotto della soglia di povertà. Nel distretto andino di Huancarani (3.800 m.s.l.m.), dove interviene Terre des Hommes, il 49% dei bambini tra i 6 e i 9 anni soffre di denutrizione cronica e il 56% è anemico.*

 

 

*Fonte: Terre des Hommes

Modulo 2: Scopriamo

Malala Yousafzai è una giovanissima attivista pakistana.

Dall’età di 11 anni ha raccontato il regime militare dei talebani pakistani, contrari ai diritti delle donne. La sua testimonianza è stata diffusa in un blog della BBC, da lei curato. Queste sue posizioni l’hanno resa invisa ai telebani che nel 2012 hanno cercato di ucciderla, colpendola alla testa con un colpo di pistola, mentre lei stava tornando a casa da scuola a Mingora, nella valle di Swat.

Per il suo impegno nella difesa dei diritti civili e dell’istruzione delle ragazze nei paesi mondiali, a soli 17 anni, ha vinto il Premio Nobel per la Pace

La sua lotta continua e il suo motto dice: «Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo».

Jenny è una ragazza ungherese. (Leggiamo la sua storia sul dossier Indifesa di Terre des Hommes).

Quando aveva 8 anni, i suoi genitori hanno divorziato e il padre ha avuto la sua custodia, nonostante la madre lo avesse accusato di abusi sessuali.

A 12 anni Jenny racconta alla Polizia degli abusi del padre, che viene arrestato, mentre lei è affidata prima a una famiglia, poi a un centro per minori vulnerabili in Ungheria, dove è rimasta fino a quando ha compiuto 16 anni. In quel periodo incontra un giovane e se ne innamora.

Lui la convince a lasciare il centro e seguirlo. I due scappano in Grecia, dove il ragazzo però la vende a dei trafficanti per mille euro. Una donna e 4 uomini la tengono prigioniera, drogandola e costringendola ad avere rapporti sessuali con 10-15 uomini al giorno. Dopo 3 mesi i trafficanti costringono Jenny a contattare tramite un social network una ragazzina di 15 anni che viveva nel suo stesso centro in Ungheria e a convincerla a raggiungerla in Grecia. L’altra ragazza arriva con un giovane che finge di essere il fidanzato di Jenny, e viene anche lei avviata alla prostituzione.

Questa rete di trafficanti è stata attiva per circa 10 mesi, poi è stata scoperta dalla polizia.

Mentre l’altra ragazza è stata rimandata in Austria, Jenny è stata trasferita in un rifugio per donne maltrattate in Grecia per testimoniare al processo dei trafficanti. Poi è stata accolta in un centro per minori gestito da ARSIS, un partner di Terre des Homes, dove è arrivata che aveva quasi 17 anni e soffriva di depressione, autolesionismo (per tre volte ha tentato di suicidarsi). Al centro ha ricevuto assistenza psicologica.

Adesso Jenny ha 21 anni ed è felice: vive ad Atene, è sposata con un albanese ed è diventata mamma da poco.

Pratheepa Balasooryan oggi ha 33 anni, è mamma di un bambino di quasi 3 anni.

Da bambina, per ben 9 anni, ha combattuto contro l’esercito cingalese.

I suoi aguzzini, i soldati dell’esercito delle Tigri Tamil, l’hanno rapita mentre stava studiando nella biblioteca della sua città, a Trincomalee. Le hanno tolto i libri e le hanno messo tra le mani fucili e granate. Quando lei o gli altri “baby soldati” avevano paura, venivano drogati e costretti con la minaccia: «Vai e uccidi, altrimenti noi uccidiamo te».

Di questi anni di orrore, in cui è stata picchiata e violentata, Pratheepa conserva ricordi e segni fisici (ha il braccio menomato).

Modulo 3: Approfondiamo

Giornata mondiale delle bambine, campagna Indifesa di Terre des Hommes e dossie

Campagne, terredeshommes.it

Indifesa, terredeshommes.it

Studentesse rapite dal gruppo di Boko Haram:

Nigeria, rapite studentesse nel nord-est. Sospetti su Boko Haram

Boko Haram diffonde video con studentesse rapite: “Sono ancora nostre”

Altre associazioni impegnate nella difesa dei minori o che conoscono il problema:
Action Aid, Save the Children, Medici senza Frontiere, Unicef, ecc.

Modulo 4: Giochiamo

Professione: Giornalista radiofonico

Immaginate di essere giornalisti in una radio. Inventate e scrivete una trasmissione radiofonica della durata di 60 minuti sulla condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo. La vostra trasmissione avrà nome, conduttori, ospiti.

Regole

  • Formate mini redazioni da 4 persone. Ogni redazione può scegliere di dedicarsi alla tematica in generale o a un suo filone specifico
  • Scrivete testi chiari che possano spiegare i problemi di cui sono vittime le bambine e le ragazze
  • Pensate a quali ospiti sarebbe interessante intervistare e scegliete le domande da rivolgere
  • Date un titolo alla vostra trasmissione

 

Suggerimenti

  • OSPITE: un missionario, un medico volontario, un esponente di associazioni di volontariato che abbia visitato i Paesi in cui si registrano i fenomeni descritti nel capitolo
  • INCHIESTA: numeri e dati sulla condizione delle bambine e delle ragazze
  • ALTRO: libri o film dedicati all’argomento; testimonianze e storie vere; migranti in Italia, ecc

 

Gioco Finale

Dopo aver letto questo toolkit e averne discusso, ideate, create e organizzate un flashmob #Orangerevolution sui temi affrontati.

Potete seguire le indicazioni sul sito della Campagna Indifesa di Terre des Hommes:

Guardate chi ha aderito alla precedente edizione del flashmob ORANGE REVOLUTION: